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#47 – Ultima lezione – 13 dicembre

Buonasera, care ex laboratorianti (immaginate un bel cuore, qui)


Ecco il breve riepilogo della nostra ultima lezione.



La registrazione:

Codice d’accesso: HY2ZT$Z!


Non vi allego il manoscritto perché lo riceverete direttamente lunedì con le ultime risposte e correzioni di C.A.


Qui, invece, l'incipit del secondo romanzo (L'altra) che è stato oggetto delle prime due edizioni:


25 agosto 2015

Le accarezzai i capelli. Erano morbidi.

«Anna…» Strinsi le ginocchia al petto e mi sedetti sul bordo del materasso. «Perché non possiamo farlo adesso?»

Lei tuffò il viso nel cuscino. «Nenì, ti prego.» Sospirò. Era l’unica a chiamarmi in quel modo. Si mise a sedere accanto a me.

«Dobbiamo solo aspettare... cosa pensi che possa dire adesso?» chiese, e mi accarezzò il viso. Sentivo l’odore dello smalto rosso sulle sue unghie.

«La verità» risposi io, e ne ero convinta.

«La verità, certo… mi sembra un’idea spettacolare.»

Si alzò dal letto sbuffando, e alzò la cornetta del vecchio telefono sulla scrivania. «Buonasera, salve, scusate… potremmo avere la solita bottiglia di bianco, poi il menù della cena…»

La osservai. Era così bella. Lo chignon biondo le cadeva sulla nuca, disfatto; le labbra erano gonfie, umide. Indossava solo gli slip di cotone bianco e giocherellava col filo del telefono, intrecciando il ricciolo fra le dita. Erano macchiate d’inchiostro.

«Ti vanno le cozze?» mi chiese, posando la mano sul ricevitore.

«Sì.»

«E due porzioni di cozze. Con tanto prezzemolo, mi raccomando. Per dolce cosa avete?»

«Scegli tu per me» le sussurrai passandole accanto, «vado in bagno.»

Richiusi la porta scorrevole facendo scattare la serratura.

Mi sedetti sul water e feci pipì fissando le mattonelle perlacee a dieci centimetri dalla mia faccia. Pensai di leccarle. Rimasi seduta per un po’.

Che cazzo, perché non possiamo andarcene subito?

Tutto era risolto, me lo aveva detto lei. In fondo, sarebbe bastato chiarire questa situazione. Tirai l’acqua e mi osservai nello specchio sopra il minuscolo lavandino.

«Vaffanculo, Maddalena» sussurrai. Il kajal agli angoli degli occhi era sbavato fin sulle guance. «Vaffanculo. Tu ora vai di là e le dici che questa storia non ha senso. Che a trent’anni dovrebbe darsi una svegliata, la scrittrice, e che...» Rimasi a fissarmi nello specchio finché non sentii le dita intorpidirsi, strette sul freddo bordo di ceramica. Mi legai i capelli e uscii.

La osservai. Non ebbi il coraggio di dire una parola. Mangiammo le cozze sedute a gambe incrociate sul letto. Come dolce, Anna aveva ordinato il tartufo bianco. Io lo odiavo, ma lo mangiai lo stesso, per lei.

Quella fu l’ultima volta in cui la vidi.


... sì, quella è la nostra Anna. Che dite, si sente la voce di C.A.? immaginate quando inizia il romanzo? Già, circa 8 mesi prima: è proprio un vizio.


Domani pubblicherò il documento di controllo, e lunedì ci sarà l'ultimo articolo con le risposte sul lavoro del finale. Mi raccomando, rimanete qui ancora un po'. Noi ci vediamo con le call individuali.


Un abbraccio, grande, grandissimo: e grazie.

G.


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