Venerdì: i libri che amo

Buongiorno, laboratorianti!

Eccomi: finalmente! Aspettavo di scrivere questo articolo dalla prima lezione del lab, ma sono stata brava e ho resistito fino alla (falsa) fine. Infatti, questo doveva essere il penultimo articolo del laboratorio, ma siamo appena a metà.

Comunque, bando alle ciance.




Oggi vorrei parlarvi dei libri che mi hanno cambiata dividendoli in due sezioni: quelli che mi hanno cambiata da un punto di vista emotivo e i testi che mi hanno cambiata dal punto di vista professionale.


I primi, per la maggior parte romanzi, sono stati piccoli e grandi colpi di fulmine. Per ognuno di essi avrei un aneddoto da raccontare, ma mi limiterò a riportarvi quelli che credo più divertenti.


I secondi, invece, sono testi che reputo imprescindibili per il lavoro che faccio. Li ho già consigliati molte volte, ma qui cercherò di essere più precisa.


Una cosa importante. La prima categoria non è solo una questione di gusto. Certo, potrebbero non piacervi, ma io li ritengo fondamentali anche per il mio lavoro. Viceversa, i testi specifici non sono solo informazioni asettiche e pratiche, ma filosofie di approccio che ho apprezzato e che continuo ad apprezzare con i dovuti aggiornamenti del tempo (e della mia carriera). Ah, non vi racconterò alcuna trama, ma il perché, il perché di un po’ di cose.


Basta, iniziamo.


I libri sentimentali – ovvero i libri che mi hanno colpita (in testa, in pancia, sul cuore)


Lessico famigliare, Natalia Ginzburg

Ero all’aeroporto (avrò avuto diciassette anni), nel duty free, mentre i miei bevevano un caffè prima di imbarcarci per la Sicilia, e insieme a mia sorella ci era stato concesso di comprare qualcosa a testa per ingannare il tempo del viaggio (un’oretta e mezza). Tutte e due avevamo scelto un libro. Lei Le leggende del mondo emerso di Licia Troisi (che le rubai qualche settimana dopo) e io questo titolo di Natalia Ginzburg che all’epoca conoscevo solo di nome attraverso una lezione di scrittura che si era tenuta nel mio liceo. Mi era piaciuto molto l’incipit che credo conosciate già e la copertina che ritraeva una donna di spalle stilizzata (particolare di un’opera di Egon Schiele, pittore austriaco morto di spagnola nel ’18), con una lunga coda di capelli rossi – all’epoca avevo una vera ossessione per i capelli rossi. Ne lessi una buona metà durante il volo tanto che ricordo mio padre, seduto due sedili davanti a me, venirmi a dire “ti viene il mal di volo”, cosa che mi fece molto ridere e che collegai come un parallelismo insolito ai “potacci” e agli “sbrodeghezzi” del padre di Natalia.

Arrivata a casa di zia Rita (oggi veneranda in casa di riposo alla tenera età di 86 anni e regina indiscussa della tombola e dei quiz in tv), stesi le gambe sul divano azzurrino e continuai a leggere. Lo finii quella sera stessa, dopo un’abbondante porzione di pasta al forno e arancine (ché da noi, a Palermo, sono femminili e la Crusca ci dà un po’ più ragione, non che importi in questo contesto).

So che non vi ho detto assolutamente nulla del libro, perché credo di non poter aggiungere niente se non la pagina in più che aggiunge ogni lettore, come dice qualcuno, alla fine di una lettura così profonda, che è la pagina della propria esperienza con quel libro. La mia è stata semplicemente totalizzante. Lo rileggo continuamente.


Gatti molto speciali, Doris Lessing

Regina indiscussa della narrativa d’impressione (e premio Nobel), Doris Lessing mi ha rapita dapprincipio parlando di gatti. Argomento che amo in qualsiasi contesto. Dalla lettura di Gatti molto speciali ho poi scoperto i suoi racconti (nelle raccolte Le nonne e Racconti africani) e i capolavori Il taccuino d’oro e Il quinto figlio. Eppure, sono ancora più affezionata alla storia cruda, vivace e drammatica dei gatti che l’hanno accompagnata nel corso della sua vita, proprio mentre scriveva questi gioielli della letteratura. Ricordo con estrema nitidezza (e chi fra voi ha frequentato il corso “Editor indie” dello scorso anno mi ha già sentito declamare) la scena della gatta nera malata. Malata, che non voleva sopravvivere, ma alla quale “non le si doveva permettere di morire”. Ho i brividi mentre scrivo.


Cime tempestose, Emily Brontë

Lo so che piace a pochissime persone. Anzi, alcuni lo trovano estremamente noioso e disturbante. Lo è, disturbante. Non è amore quello di cui parla Brontë, e sicuramente non è l’amore a cui siamo abituate leggendo i romance di oggi o guardando le serie tv alla Grey’s Anatomy (cose, entrambe, che mi piacciono, eh). L’ho letto per la prima volta in un’edizione della Newton del ’93, tutta strappata e ingiallita, che era appartenuta a mia madre. Me lo ha consigliato lei. “Ti piacerà, sai, assomigli a Catherine” (ero capricciosa, ma non così, le mamme esagerano). Adesso di edizioni ne ho una decina (è l’unico libro che colleziono in più edizioni, ché non è una cosa che amo fare).


Una stanza tutta per sé, Virginia Woolf

Ma perché la letteratura deve essere raccontata dagli uomini? E perché, poi, la specie più studiata degli ultimi due secoli, nella letteratura, è la donna?

Si chiede questo, Virginia Woolf, oltre a raccontarci il perché una donna dovrebbe avere una stanza tutta per sé e cosa questa stanza significhi. Io sono fortunata: ce l’ho una stanza tutta per me. Anche quando ero bambina ce l’avevo, e non capivo cosa ci fosse di così straordinario. Questo libro lo lessi il primo anno di università (Giurisprudenza, bleah, altro che la nostra Maddalena!) insieme a quei titoli che ricercavo appositamente brutti mentre tentavo di svincolarmi dall’idea di diventare un’avvocata e studiavo editoria. Lessi prima questo. E poi lessi quasi tutto il resto. Gita al faro, La signora Dalloway, Orlando, Le onde, Le tre ghinee... adesso sto ascoltando Flush su Storytel (bello, molto). Ah, anche Diario di una scrittrice. Ho visto il film con Nicole Kidman, The Hours, che vi consiglio. Ho avuto una sorta di ossessione in quegli anni. Ce l’ho anche adesso e non mi dispiace.


Vorrei potervi annoiare ancora con aneddoti e storielle sui libri che ho amato, ma cercherò di ridimensionarmi pur non mancando di fare una breve lista di altri libri per me molto importanti.

Espiazione, Ian McEwan

La variante di Lüneburg, Paolo Maurensig

Il mare non bagna Napoli, Anna Maria Ortese

Il buio oltre la siepe, Harper Lee

I nostri copri come campi di battaglia, Christina Lamb

L’Isola di Arturo, Elsa Morante

... e se vi va di conoscerne altri visitate il blog editorgloriamacaluso.com


I libri professionali – ovvero quei libri da cui ho imparato tanto (forse troppo).


Storia dell’editoria letteraria in Italia 1945-2003, Gian Carlo Ferretti

Questo fu il primo libro che il mio mentore (grazie, grazie!) mi costrinse a leggere. A me pareva di una noia mortale. Se fra voi qualcuna ha frequentato altri corsi o master o magari un approfondimento universitario sicuramente conoscerà questo volume, la pietra miliare della storia dell’editoria. Il fatto è che io, all’epoca, ero affamata di storie e non di storia, quindi mi era parsa, all’inizio, una tortura. Poi ho capito, intorno a pagina 70, con il secondo capitolo, quanto questa storia contenesse altre storie sensazionali (scusate le ripetizioni). La vita e l’impero di Arnoldo Mondadori, la schiettezza di Valentino Bompiani, la tragica fine e la controversa vita di Giangiacomo Feltrinelli, e poi il passaggio di testimone alle generazioni future (e oggi presenti). Storie nella storia.


Scrivere un romanzo, Donna Levin

Insieme agli altri super titoli della Dino Audino, Scrivere un romanzo fu uno dei primi libri che lessi da “autodidatta”, quando mi venne detto che per editare bisognava imparare come scrivere (attenzione, non a scrivere ma come). Fu un’illuminazione: avevo letto già tantissimi libri brutti e che avevo reputato brutti senza sapere bene il perché. Alcuni avevano una buona scrittura, ma una trama che non funzionava: perché non funziona? Altri una trama che funzionava e uno scrittura brutta: perché questa frase stona? Alcune cose le percepivo, come le note di un pianoforte, ma non sapevo definirle. Da questa lettura ho iniziato a capire. Della Dino Audino vi consiglio tantissimi libri su IG.


Guida all’uso delle parole, Tullio de Mauro

Lo acquistai durante la prima vacanza in solitaria con il mio fidanzato circa sei anni fa (attuale, tra l’altro, Tullio porta bene!) e lo lessi sotto l’ombrellone a Bellaria-Igea Marina. Mi stupii parecchio: i numeri e le parole hanno molto più in comune di quanto pensiamo. Tra un bagno e l’altro riflettevo anche sul fatto che conoscevo (e conosco) pochissime parole. Voi sapete cosa significa “stozzatura” “caramellometro” o “displuvio”?


Libro, Gian Arturo Ferrari

Com’è nato il libro? Il libro-libro, proprio quell’oggetto che maneggiamo tutti giorni. E perché le persone hanno iniziato a leggere? E che cosa e come? Conoscere le radici delle storie, in questo senso, conoscere come la lettura e il libro siano diventati simbolo di una società di cultura, per un periodo più che per un altro, significa capire alcuni meccanismi dell’editoria di oggi, a partire dal XII secolo. Come si muovono i lettori, come funziona la stampa, come nasce la carta (riuscendo a capire anche la crisi odierna). Lo lessi tre o quattro anni fa (introvabile in tutte le libreria, acquistato su Ebay) per lo più nella vasca da bagno – quello era il periodo della fissa dei bagni. Ho avuto tante manie nella mia vita.


Questi sono solo alcuni, pochissimi, libri che hanno segnato il mio percorso nell’editoria. Altri, in lista come prima:

I racconti del libraio, Martin Latham

Risvolti di copertina, Cristina Taglietti

Scrivere Zen, Natalie Goldberg

Il grande libro della scrittura, Marco Franzoso

La scrittura non si insegna, Vanni Santoni

L’eroe dai mille volti, Joseph Campbell

Lezioni americane, Italo Calvino

Perché leggere i classici, Italo Calvino

Lezioni di letteratura, Vladimir Nabokov

I libri sono figli ribelli, Perrone e Di Paolo


Questi non sono tutti i libri che vorrei consigliarvi, ma lo spazio è quello che è.

Basta, mi taccio. Come sempre, domani riceverete il link tra le 9:00 e le 9:20.


So che il periodo, per ciò che sta succedendo in Europa e nel mondo, non è dei migliori. Facciamo la nostra parte con ciò che possiamo.


A domani!

G.


Vedo il mondo mutarsi lentamente in un deserto, odo sempre più forte l’avvicinarsi del rombo che ucciderà anche noi, partecipo al dolore di milioni di uomini, eppure, quando guardo il cielo, penso che tutto volgerà nuovamente al bene, che anche questa spietata durezza cesserà, che ritorneranno l’ordine, la pace e la serenità
Anne Frank