Martedì: Q&A

Buon martedì, laboratorianti!

Oggi, come promesso, parliamo delle domande più frequenti che vi verranno poste durante un editing.



Si tratta di domande che gli autori e le autrici fanno nella maggior parte dei casi se sono esordienti o se da CE vogliono passare a self e viceversa. Sono quesiti ai quali, primo o poi, chi edita dovrà rispondere e vanno in ordine sparso.


Non c’è una gerarchia, infatti, né un momento più propenso di un altro per porre queste domande e chi scrive lo sa benissimo. Per questo, mentre voi starete parlando di quel problema di trama che si deve assolutamente risolvere, vi verrà chiesto...


Secondo te dovrei autopubblicare o inviarlo alle Case Editrici?

Questa domanda è la più classica ora che l’autopubblicazione è davvero a portata di tutt*. La risposta dipende dal tipo di testo che avete di fronte. Per poter dare un’opinione il più possibile corretta dovrete, anzitutto, conoscere il mercato. E quindi studiare le uscite, le CE, il mercato self eccetera. Dopo, considerare il romanzo: è di genere? Magari è un romance? Magari molte CE hanno già pubblicato qualcosa di simile o lo hanno nei cataloghi quindi conviene un self? Magari una CE, invece, cerca proprio quel testo o potrebbe essere una sfida interessante?

E poi; l’autor* è pront* a investire soldi e tempo nel self? Che budget ha? Qual è la sua capacità promozionale? Può farcela? Meglio andare per CE? O ha le capacità per farlo?

Sono domande che vanno poste a chi scrive, ovviamente, e noi possiamo solo consigliare in maniera oggettiva le varie opzioni e possibilità. Se, ad esempio, una ragazza esordiente, magari con un buon seguito social o con un budget buono o magari una professionista freelance scrive un libro-guida su un argomento specifico o un’autofiction, allora sarà più probabile che la indirizzi verso il self. Perché? Be’, facendo qualche conto: ha un pubblico, il testo interessa alla sua nicchia, la sua storia potrò essere utile a chi già la segue, e magari ha le capacità di marketing adatte a promuovere.

Se invece una donna scrive un romanzo di narrativa bianca, non ha contatti social, fa una carriera completamente diversa dalla scrittura o dalla comunicazione e non ha tempo materiale da investire, allora è più probabile che le consigli di provare con le CE. La risposta, dunque, ancora è: dipende.


Che ne pensi delle agenzie letterarie?

Che sono poche quelle che lavorano seriamente. O meglio: la maggior parte ha una scuderia collaudata di scrittori e per il resto campa con schede di valutazione che al 99% dei casi non poteranno a un contratto di rappresentanza. Dunque, intanto c’è da capire che testo abbiamo tra le mani (questo è il punto fermo per ogni risposta alle domande di chi scrive) e poi studiare, anche qui (secondo punto fermo), le agenzie letterarie che propongono o hanno in scuderia testi o autori di quel genere e che lavorano con editori che lo pubblicano. Quindi, capire se l’autore o l’autrice vogliono passare per una scheda o diretti alla richiesta di rappresentanza (le agenzie che hanno l’invio gratuito si contano sulle dita di una mano), e muoversi di conseguenza. Ovviamente, bisogna sapere anche come funzionano le agenzie. Ne ho parlato spesso su IG e sul blog. Da lì, spiegare tutto all’autor*. Deciderà da sol*. Noi dobbiamo consigliare, non obbligare: ricordiamolo.


Ma a te... piace?

Almeno una volta da tutti gli scrittori e le scrittrici con cui ho collaborato ho ricevuto questa domanda. “Ma a te piace il mio romanzo?”. Ovvio che sì, altrimenti non ci lavorerei. Il punto è che anche se mi piace non è assolutamente detto che debba farmi impazzire o che ogni testo che edito debba essere superlativo o rientrare nel mio gusto. Se sono fortunata, su 10 testi che lavoro vado matta per 2. Gli altri sono tutti buoni testi a volte ottimi, ma per la mia scala di gusto non raggiungono il podio. Questo è bene che chi scrive lo sappia sempre: anche se non rientra nella mia top ten di gusto, il testo è buono. Sarebbe inutile mentire dicendo: wow è fantastico! È una presa in giro, è falsità. Ad esempio, il testo che stiamo editando mi piace, eccome, ma non è il mio genere preferito. Eppure, è oggettivamente un testo con grande potenziale.

Questo però non deve condizionare il vostro lavoro, ovviamente: se sperate di editare solo testi che vi faranno impazzire devo deludervi: non sarà così.


I concorsi letterari sono utili?

Sì, lo sono, per svariate ragioni. A parte i più conosciuti come Neri Pozza o l'Holden (validissimi, eh) ce ne sono molti altri ben organizzati che possono aiutare chi scrive a farsi conoscere. Se, ad esempio, l’autor* ha pubblicato in self può optare per i concorsi che accettano editi oppure optare per i racconti. È raro che chi scrive voglia far partecipare un inedito (a meno che non si tratti di premi importanti come i su citati) a un concorso perché pensa di “sprecare” il testo. E in effetti non ha tutti i torti: molte CE vogliono l’esclusiva. Ma si può proporre ai self e a chi ha più di un testo nel cassetto. In un altro articolo (sempre su consiglio di Alessandra) parlerò dei concorsi e dei premi a mio parere migliori. Ah, a questa domanda, potete parlare anche delle riviste letterarie che pubblicano racconti: sono strade da percorrere per farsi conoscere!


Posso proporre una copertina o un’illustrazione alla Casa Editrice?

No. Già è tanto che proponiate il libro. Ogni CE ha un ufficio grafico o comunque una linea grafica da seguire. L’autor* non deve assolutamente proporre copertine o illustrazioni interne, almeno non al primo step, ovvero quando si scrive la mail per proporre il libro. Se poi verrà accettato e sottoscritto con un contratto di edizione, allora potrà provare a farlo, ma la scelta di marketing rimane a pieno carico dell’editore, compresa la scelta del titolo.


Nella sinossi devo scrivere il finale della storia?

Sì. Sempre. La sinossi non è un testo pubblicitario o un racconto del mistero, ma un documento preciso che serve all’editore per capire se il libro è appetibile per la propria CE. È il primo documento che leggerà, quindi è essenziale che ci siano tutte le informazioni necessarie a capire se quel romanzo fa o no al caso del catalogo. L’autor* spesso teme di spoilerare: be’, è ciò che dovrebbe accadere! L’editore deve sapere cosa sta “acquistando”. Nel documento di presentazione, invece, che a volte viene richiesto, potrà spaziare un po’ di più con ragionamenti e parallelismi misteriosi, ma nella sinossi no.


Ecco qui, spero di esservi stata utile!

Se vi viene in mente qualche altra domanda non esitate a scrivermi, ne riparleremo. Domani vedremo tips Word e qualche altra app.


Un abbraccio come sempre,

Gloria