Martedì: personaggi

Buongiorno, laboratorianti!

Come promesso, oggi parliamo di personaggi.





Perché sono importanti nelle storie? Direi che questo è chiaro a tutte, qui, ma meglio ripeterci: il personaggio porta avanti la trama sia che compia l’azione sia che la subisca; senza personaggio non c’è alcune storia. Ma noi qui con i personaggi dobbiamo lavorare, dobbiamo lavorarli.


Ecco dunque tre consigli per editare i personaggi – senza offendere la creatività dell’autore.


1. Verificate la coerenza

Quello che si nota subito (e lo vediamo anche nel romanzo che stiamo editando) è quando il personaggio non è coerente. Mettiamo il caso, ad esempio, che il personaggio abbia paura di prendere l’aereo: è un esempio banale, ma funziona. Se teme di prendere l’aereo, ma lo scrittore glielo fa prendere, il personaggio deve assolutamente avere una motivazione forte. Ad esempio, può dover volare per raggiungere un parente in punto di morte, per conquistare l’amore, per un lavoro importantissimo...


Come verificate la coerenza? Prima di tutto: leggete il romanzo. Anche più volte. All’inizio non basta leggere o prendere appunti a margine (cosa che farete molto più velocemente ed efficacemente con l’esperienza), bisogna avere chiara la motivazione e il conflitto del personaggio. Potete utilizzare il metodo che preferite (carta e penna, documento, registrazione eccetera), e in linea di massima fate questo:

1. Leggendo il testo, sottolineate tutti i dialoghi del personaggio. Rileggeteli singolarmente: sono coerenti? Il linguaggio lo è? E se ci sono delle incoerenze, sono giustificate da cambiamenti della trama? O dall’arco di trasformazione? Se sì, bene; se no: no.

2. Leggendo il testo, riportate (schematizzando) tutte le azioni del personaggio. Sono coerenti? Insomma, con le stesse domande di prima.

3. Leggendo il testo, assicuratevi che anche i pensieri riportati siano coerenti, legati a: passato del personaggio, futuro probabile o scritto, presente e presente narrativo.


So che sono passaggi stancanti (fidatevi, lo sono davvero), ma essenziali quando siete agli inizi per analizzare i personaggi. Tutto questo fa parte di quello che chiamo “macro editing”, ma potete chiamarlo come preferite, l’importante è la sostanza.


2. Proponete modifiche in linea con la struttura

All’autrice del romanzo al quale stiamo lavorando potremmo proporre: “rendi Maddalena più dolce”? Io credo di no. Potremmo proporre: “fa’ in modo che il padre di Maddalena sia lì vicino”? Anche qui, temo proprio di no.

Le modifiche – anche le più complesse o originali – devono assolutamente essere in linea con la struttura già stabilita del romanzo.


Dobbiamo, dunque, rispettare il volere di chi scrive e imparare a modellare le nostre intuizioni a seconda del testo che ci troviamo davanti. Quando ho lavorato con Giada Abbiati all’editing del suo libro fantasy “Liwaria – la spada di diamante blu” sapevo che non potevo in alcun modo suggerire modifiche dei personaggi a livello caratteriale perché tutti erano già estremamente definiti; a questo punto, ogni consiglio doveva essere rivolto alle azioni e reazioni, giustificate dalla trama stessa (dunque, sempre in accordo con il carattere).


Quando invece, come nel nostro caso, il carattere non è abbastanza delineato, tutti i suggerimenti devono rivolgersi all’approfondimento stesso della personalità e in linea con le richieste dell’autrice (che ci ha dato attraverso il confronto, ovvero il documento di chiarimento).

L’importanza di capire il testo che abbiamo di fronte si intuisce fin da qui, ma ancora di più all’ultimo punto.


3. Imparate a capire quando è gusto personale

Nella lezione di sabato ho parlato di una legenda di commenti. Tra questi, a volte utilizzo la sigla: GU. Gusto. È un segnale chiaro per l’autore/autrice; è come se stessi dicendo: “qui non c’è alcun problema, ma è il mio gusto personale a volertelo segnalare”. Eppure, saper fare questa distinzione non è assolutamente semplice.


Nel romanzo “L’altra” abbiamo parlato spesso del carattere giudicante di Maddalena. È una problematica per il testo? In linea generale no (lo era perché il carattere non rispecchiava l’azione quando stava con Anna, ma sappiamo che l’autrice è d’accordo alla modifica), ma potrebbe non piacerci. C’è a chi non piace Philip Roth e chi trova odioso dover leggere “Lolita”, ma questo non significa che i romanzi siano problematici o che lo siano i personaggi. Per saper distinguere il gusto dall’oggettivo problema bisogna aver letto tanto (tanto, tanto, tanto; a proposito: leggete “La scrittura non s’insegna” di Vanni Santoni che consiglia una dieta letteraria di tutto rispetto).


Detto questo, vi allego una rielaborazione della scheda del personaggio utile per chi scrive, certo, ma anche per noi editor.


Scheda del personaggio
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A domani con il selfpublishing!

Gloria