Martedì: editor & consulenze

Buongiorno, laboratorianti!

E buon martedì. Oggi parliamo di CE e ruolo dell’editor.


Innanzitutto, una precisazione: in qualità di editor freelance (non agenti letterari, non scout, non segretarie) non siamo tenute a trovare casa ai romanzi che ci vengono sottoposti. Il nostro lavoro è quello di rendere il testo al suo massimo, al meglio possibile, non di farlo pubblicare: per questo ci sono tantissimi altri professionisti – a meno che non vogliate specializzarvi anche in quel settore.


Detto questo, comunque, l’editor se ha le competenze può sicuramente indirizzare l’autore nella scelta delle CE e nella presentazione del proprio lavoro presso vari ambienti (case editrici, appunto, agenzie letterarie o agenti, riviste eccetera).


Questo servizio presuppone delle competenze. Prima di capire, quindi, che cosa potete fare, vediamo che cosa dovreste sapere.


Che cosa si deve sapere.


1. Conoscere il panorama


Si devono conoscere le CE. Non solo Mondadori e Adelphi; non solo Einaudi e Bompiani, ma anche Dark Zone, Watson, Le Plurali, Infinito, Ronzani, Anfora, Pendragon e altre mille piccole e medie realtà che fanno l’editoria. E quando dico conoscere non intendo sapere il nome, ma studiare. Si va sul sito, si legge qualche loro titolo, si cerca di capire se è gente seria o meno, si apprende la linea editoriale, si cercano le persone che lavorano all’interno della redazione, si spiano le uscite, i comunicati stampa eccetera. E, ovviamente, distinguere EAP e NOEAP.


Dunque, si stalkerano le CE. Gratuitamente: nel senso che nessuno vi ripagherà le ore di studio perenni (ogni settimana almeno) che ci sono dietro. Perché per proporre una realtà bisogna conoscerla.


Si devono conoscere le agenzie e gli agenti letterari. Quindi, anche qui, conoscere con quali autori hanno lavorato, quante volte pubblicano, e con che CE; poi quanti autori hanno in scuderia, quando e come accettano invii spontanei, quanto costano le loro schede di valutazione e se è il caso di proporre all’autore un’ulteriore spesa eccetera.


Lo stesso vale per le riviste letterarie (che bisogna leggere), per i concorsi (dei quali bisogna conoscere bando e giuria), per le piattaforme di scrittura simil Wattpad, Amazon e Type (delle quali si deve sapere a menadito il funzionamento) e per le iniziative culturali.


2. Conoscere la filiera


Qual è il mese migliore per inviare una proposta? Quando chiudono i calendari editoriali? Chi riceve il manoscritto? Come preferiscono l’invio? Quante copie stampano in media? Che promozione fanno? Eccetera. Conoscere come funziona una CE informandosi. E come? Studiando le CE. Solo attraverso il sito? Certo che no. Cercate le interviste ai redattori, seguiteli; cercate gli articoli che riguardano le Case Editrici nelle più svariate fonti di informazioni online e offline. Qualche esempio.


Siti. IlLibraio, ILDA, Informazioni Editoriali, ADEI, ALI, Fondazione Mondadori.

Riviste. La Lettura, Robinson, Nuovi Argomenti, Mulino.


Più leggerete, più capirete, più sarete competenti. Quindi: restate aggiornate.


3. Conoscere le soglie.


Se proprio volete annoiarvi leggete “Soglie” di Genette, un trattato sui paratesti (o soglie, appunto), che sono le parti che compongono un libro. Ora, sappiamo che non è compito nostro scrivere una IV (o almeno non sempre, se lavoriamo come freelance), ma dobbiamo sapere cos’è, come dobbiamo sapere cos’è il colophon, cos’è la costa, qual è la II di copertina eccetera. Inoltre, dobbiamo sapere cos’è una sinossi. E dove troviamo gli esempi? Be’, da nessuna parte, perché non c’è un metodo definito, ma solo alcune regole: la sinossi deve dire tutto, deve dire la fabula in maniera precisa, compreso il finale. Quando fabula e intreccio corrispondono, bene, altrimenti i fatti devono essere riportati in ordine cronologico. Online, comunque, trovate informazioni anche più dettagliate.


SPOILER: questo è un lavoro che non vi verrà ripagato nell’immediato. Sono tutte conoscenze che potrebbero servirvi domani come fra tre anni. È la formazione continua, l’aggiornamento necessario e rigoroso (ancora più rigoroso essendo che nessuno vi obbliga a farlo) che dovrete portare avanti sempre. Sempre. Per esempio, oggi io inizio un nuovo corso sui mestieri dell’editoria. Si tratta di un corso con incontri con editor di livello e spiegazioni base. Probabilmente l’80% delle informazioni che daranno le conosco già: allora perché investire soldi, tempo ed energie? Per alcuni motivi: a) ripetere fa solo bene, b) mantenere le competenze attive migliora le nostre capacità, c) nei corsi ben strutturati si incontrano persone preparate e stimolanti, d) nessuno è onnipotente quindi potrei essermi dimenticata qualcosa, e) quel 30% di cose che non so vale la ripetizione di cose che già so.

È chiaro che per ora, non lavorando attivamente, dovrete basarvi sulle informazioni che reperite da sole: non sottovalutate mai la formazione autonoma, è l’esperienza sul campo, è l’inizio del vostro lavoro.


Che cosa si può fare


Ora, sapendo tutto quello che sappiamo e che studiamo ogni giorno, possiamo supportare l’autore in più fasi, dopo l’editing.


· Una lista di CE possibili che per collana, uscite e organizzazione potrebbero interessarsi al testo (e quindi le abbiamo studiate e selezionate appositamente per quel romanzo).

· Una lista di agenzie letterarie (vale ciò che è scritto nella parentesi sopra).

· Una lista di riviste se si tratta di un racconto o di concorsi se l’autore lo desidera (idem).

· Supportare l’autore nella correzione della sinossi e della presentazione – ovviamente dopo aver letto il libro – che sono due documenti diversi (nella presentazione, molto brevemente, si opta per un tono più intimo rispetto al documento tecnico della sinossi).

· Dare all’autore indicazioni sui tempi e sulla presentazione del testo (quindi avremo studiato cosa chiede la CE nello specifico, quali sono i modi e i tempi di invio).

· Indirizzare l’autore nella scelta.


E su questo ultimo punto facciamo qualche esempio. Giorgia mi chiedeva che cosa fare con una raccolta di racconti: meglio proporli singolarmente o in blocco? Stampandoci in mente che l’ultima decisione spetta all’autore possiamo fare qualche ragionamento. Indirizzare l’autore, infatti, significa cercare il meglio per un testo. Se la raccolta è molto promettente, si proporrà in blocco; se invece sono esperimenti, si suddivideranno per essere inviati a riviste letterarie (anche questo, è chiaro, studiate e selezionate). Bisogna far comprendere a chi scrive che quello che ha scritto non è sacro, quindi sì, certo che sì: vale sempre la pena sfruttare del materiale per farsi conoscere. Meglio pubblicare un racconto su minima et moralia che tenere una raccolta chiusa nel cassetto per anni. Lo stesso vale nell’indirizzare un testo particolare. Ad esempio, lo scorso anno un mio autore ha “riesumato” un libro scritto da una prozia agli inizi del Novecento, bellissimo, quasi paragonabile a un classico. Che farne? Si trattava di un romanzo molto complesso anche a livello di mercato. Se fosse stato inviato alle CE, poco appetibile, sarebbe probabilmente stato perso in mezzo al marasma di proposte “fresche”; invece, abbiamo deciso di cercare un agente letterario che potesse creare una sorta di via preferenziale per il testo, se lo avesse trovato interessante (e sì, lo ha trovato interessante, e sì, ad oggi abbiamo avuto tre proposte da CE ancora in valutazione).

Tutto, quindi, dipende dal romanzo o testo che abbiamo di fronte.


Questo per farvi capire che lo studio è fondamentale e non rimandabile.

Quando facciamo editing o consulenza abbiamo in mano grandi responsabilità, non solo della bona riuscita del testo, ma anche delle speranze di chi lo ha scritto, per questo bisogna sempre essere sincere.


Spero di non avervi demoralizzato, so che i toni dell’articolo sono più aspri del solito, ma questo è un argomento molto importante e, anzi, spero di essere riuscita a spronarvi!

Domani parleremo di traduzione e editing.


A presto!

Gloria