Giovedì: collaborazioni con CE

Buongiorno, laboratorianti!

Oggi affrontiamo un altro argomento scottante: gli editori e il lavoro dei professionisti con p.iva.


Qualche anno fa mi ha contattata un editore offrendomi il ruolo di editor per i suoi testi. Feci una prova di valutazione; mi avevano richiesto una valutazione approfondita di un romanzo inedito (piuttosto bruttino). La prova piacque molto così entrai a far parte del team.

Non avevo un inquadramento in collana, lavoravo (come tutte le altre ragazze) ai testi che capitavano. Se avessi voluto avrei potuto portare un libro in Casa Editrice, addirittura scriverlo. Ero abbastanza libera, e abbastanza confusa. E, a dirla tutta, abbastanza sfruttata.


Il mio compenso era una percentuale sulle vendite degli eBook (era un editore digitale) del 5%. Mi spiego meglio. L’editore in questione pubblicava solo su Amazon. Amazon dà agli editori come agli autori o il 70% o il 35% di royalty a seconda di più opzioni (cfr. articolo del 2 febbraio Mercoledì: self su Amazon) e la mia percentuale era il 5% o di quel 70% o di quel 35%, senza sapere il perché e il per come di una o dell’altra scelta. Oltre a questo, un forfettario di 100 € a libro. Così.


Ho fatto una cavolata ad accettare?

Ebbene . Tra poco vi spiego il perché (se non fosse già evidente).

Al tempo collaboravo già occasionalmente con due service e tre editori. Ad oggi ho circa dieci editori tra i committenti (con collaborazioni non fisse, cioè un editore mi contatta e mi dice: “puoi?” e allora “sì o no” magari una o due volte l’anno) e con quattro service e aziende differenti. Diciamo che capisco decisamente meglio come funzionano le cose.


Quindi: perché non avrei dovuto accettare?

1. Io non sono un editore. Ciò significa che non sono un imprenditore, che non devo assumermi il rischio d’impresa. E questo vuol dire che non devo rischiare di prendere meno compenso se il libro non va bene.

2. Far assumere alle persone che lavorano per te il rischio d’impresa significa non essere un imprenditore, e questo dovrebbe dirla lunga.

3. L’editore in questione imponeva tempi folli e, cosa gravissima, non passava a una correzione di bozze dopo l’editing, ma a sole beta reading. Questo significa che il refuso era colpa mia, la virgola sbagliata pure. Ed ero a malapena pagata per l’editing*

4. Era mio compito, tra l’altro, impaginare il testo su un documento Word – ho detto tutto.


*Aneddoto: la chiusura definitiva della collaborazione con questo editore è stata dovuta proprio a una correzione di bozze. Avevo dovuto anticipare l’editing di un loro testo (scelto da loro e a mio parere non pubblicabile) di due settimane; perciò, il lavoro era stato fatto di fretta senza particolare attenzione ai refusi (che, lo ricordiamo: non sono compito nostro se svolgiamo solo editing). Mi era sempre stato detto che il testo passasse per una correzione di bozze approfondita. Eppure, alla consegna del file mi sono ritrovata a discutere animatamente (per non dire altro) con la redattrice e l’editore perché la “correttrice di bozze” (una beta reader) aveva fatto una lista degli errori riscontrati nel testo (una lista: era una beta, non una corretrice che altrimenti avrebbe dovuto leggere il testo almeno due volte). Si parla di parole doppie, di refusi, di virgole, di modifiche riportate male eccetera. A quel punto ho specificato che con i tempi stretti e con la sicurezza di una vera correzione di bozze avevo velocizzato la procedura. Putiferio: sarebbe stato compito mio correggere i refusi, assicurarmi che l’autrice rileggesse, tenere i contatti con le ragazze del marketing, individuare le parole chiare di Amazon, stilare la IV di copertina, impaginare e saltare su una gamba sola cantando trallallà. Ho risolto strappando il contratto.


Dunque, come dovrebbe funzionare una collaborazione, davvero?

Con una quota a cartella.

In questo articolo di Redacta (https://www.actainrete.it/2020/06/11/quanto-devo-farmi-pagare/) trovate una tabella di prezzi e dei ragionamenti molto interessanti (non è l’area riservata a pagamento, è a lettura free).


I tempi di pagamento non devono superare i 60 giorni, altrimenti è illegale. In editoria, 60 giorni sono una vera utopia (scusate la rima).


Le collaborazioni devono sempre, sempre, essere regolate da un contratto. Se potete, sottoponete questo contratto a un ufficio legale.


I compiti dell’editor (i vostri) devono essere scritti nel contratto. Devono essere chiari.

Per ogni libro (a meno che non siate assunte o non sia un progetto di gruppo) ci vuole un nuovo contratto (se avete partita iva, se siete assunte il contratto è iniziale e singolo).


I tempi di consegna devono essere stabiliti da principio. C’è un margine, è normale, ma deve essere anch’esso specificato. Ad esempio, un margine di cinque giorni prima o dopo; il margine massimo, insomma.


La scorsa settimana Alessandra, insieme a una mail con le osservazioni sulle aggiunte dell’autrice, mi ha fatto qualche domanda molto interessante sulle collaborazioni che sfrutterò per completare questo articolo.


– Sabato hai parlato brevemente di incarichi come editor esterno per una CE. Se avessi ricevuto questo testo da una CE, cosa avresti fatto diversamente? Avresti segnalato i punti da riscrivere senza suggerire all’autore sviluppi “creativi” della storia o esempi di sostituzione, come quelli che invece stiamo suggerendo all'autrice (per esempio il romanzo e la serie tv, oppure cosa inserire nei mesi tra febbraio e giugno)?


Parlo direttamente di cosa avrei fatto io e ricordo che ognuno ha idee e metodi diversi.

In prima battuta, se mi fosse arrivato questo testo (L’altra) da un editore avrei richiesto una call o un incontro per poter proporre una proroga. Date le ottime potenzialità avrei spiegato all’editore che con due/tre mesi di editing e di confronto con l’autrice avremmo potuto avere ottime possibilità di riscontri positivi. Nel 90% dei casi mi avrebbero risposto di no (ma per quel 10% si prova sempre!) e a quel punto avrei stilato una lista di cose essenziali e strutturate da fare (dunque una sorta di valutazione per l’autore) e l’avrei consegnata all’autrice. Mettiamo un tempo (ragionevole) di tre settimane prima della consegna alla correzione di bozze. Questa, più o meno, la mia “tattica”:

1. Un giorno di lettura + scheda macro (macro editing)

2. Un giorno di call con l’autrice per spiegare e chiarire questi dubbi

3. Una settimana di tempo all’autrice per effettuare le modifiche

4. Una settimana di rilettura delle aggiunte e cambi/modifiche e confronto con l’autrice (line editing)

5. Il tempo restante per rilettura.


Nulla di più, purtroppo. Questo, però, non significa che il testo sarebbe stato uno schifo, significa solo lavorare in diminuzione e non in approfondimento (come invece stiamo facendo noi).


– Se, come nel caso del romanzo che stiamo editando, l’autore/autrice non ha progettato tutte le componenti, di solito dai un consiglio per un prossimo testo, per esempio: stila una scheda personaggi, progetta come usare personaggi secondari e comparse, scrivi prima la fabula e poi “gioca” per costruire l’intreccio?


Considerate che ho già lavorato con questa autrice per il primo romanzo ed è stato un delirio (peggio di quello che stiamo facendo adesso) perché lei non è una che progetta (non so se l’avete notato!) per varie ragioni: in primis, non ha tempo per farlo e, inoltre, le viene tutto molto meglio in corsa (e questo non possiamo negarlo).

In generale, comunque, sì: avrei consigliato di creare una struttura più chiara, in particolare, almeno questi tre documenti:

1. Lista dei personaggi primari e secondari.

2. Fabula + intreccio.

3. Idee possibili non inserite nel testo.


– Visto che hai accennato al fatto che il testo si è arricchito di pagine e che l’editing andrebbe pagato, è meglio inserire una postilla al contratto iniziale in cui si dice che, in caso di aggiunte, il compenso sarà di X euro a cartella?


Certo! Meglio inserire direttamente una postilla o un articolo nel contratto. Direi che il compenso non varia (io almeno faccio così), ovvero quello deciso all’inizio (mettiamo 4,00 € a cartella) varrà anche per le cartelle aggiunte.


Concludo con due domande di Jasmine.


Altre cose che potrebbero portare a una maggiorazione del compenso? Non me ne vengono in mente su due piedi, perché dipendono da molte situazioni. Si potrebbe parlare anche di non rispetto delle tempistiche, ma anche questo dipende molto da come vi ponete voi con i vostri autori.


Manuali per scrivere di generi: vi rimando all'Editrice Bibliografica che ne ha per tutti i gusti! Consultate il suo catalogo.


Spero di esservi stata utile!

Se ci sono domande, come sempre, scrivetemi una mail.


Domani parliamo di libri (nuovi) che ho acquistato nelle scorse settimane.


Un abbraccio a tutte!

G.


PS: se vi va, fatemi sapere cosa ne pensate delle aggiunte fatte dall’autrice.