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#5 – Romanzo o racconto?

Buonasera, laboratorianti!


Come state?

Trascorso bene il weekend?

Spero che questo lunedì sia stato meno faticoso di quanto lo voglia lo stereotipo.



Oggi parliamo della differenza (accademica) fra romanzo e racconto, a partire da una delle domande che mi avete fatto durante le valutazioni. Qui, approfondiamo un po’ il discorso.


Parliamo quindi sia di numeri sia di contenuti e della differenza tra racconti e romanzi.

Partiamo da un presupposto, come in tutto: i numeri sono unicamente indicativi e non definisco nulla, ma possono essere un metro di giudizio delle CE (che accettano testi solo di tot cartelle o di meno di tot cartelle), delle riviste e dei concorsi.


Mini racconto: sotto le 2000 parole

Racconto breve: dalle 2000 alle 5000 parole

Racconto: dalle 5000 alle 20.000 parola

Racconto lungo: dalle 20.000 alle 40.000 parole


Romanzo breve: fino a 50.000 parole

Romanzo: dalle 50.000 alle 80.000 parole

Romanzo lungo: oltre le 80.000 parole


Se vogliamo considerare solo queste informazioni, La mamma sarebbe appena un racconto (siamo sulle 20.000 parole, per la precisione 17.678). Ma non lo è. E non lo è perché il suo fulcro non è un solo evento, ma una concatenazione di eventi che creano una trasformazione – anche se, nel caso specifico, è una trasformazione da approfondire.


Prendiamo Lo Hobbit, circa 90.000 parole, un romanzo sia di numero che di trama. Poi c’è La fattoria degli animali (26.000 parole circa), un romanzo – c’è più di un fulcro oltre che una forte critica politica e sociale. Proust con Alla ricerca del tempo perduto sfiora il milione e 200 mila parole, ed è un romanzo non per la lunghezza, ma per i temi trattati con la concatenazione (pur se lentissima, a tratti asfissiante) di più eventi che generano una trasformazione.


Dunque, la distinzione sta nel contenuto più che nella grandezza del contenitore. Ma, attenzione, l’editoria in Italia è ancora fossilizzata su questi aspetti, a volte per corrette questioni di marketing, altre volte meno.


Per esempio, l’editore La Corte accetta solo manoscritti oltre le 240 cartelle (dunque circa 60.000 parole) ed è plausibile perché i romanzi che tratta – principalmente fantasy – sono più apprezzabili in lunghezza per i lettori in target. Altri editori o concorsi, invece, scendono sotto il limite del racconto breve.


Insomma, tutto dipende (parola che dovrete usare spesso, e alla quale dedicherò un articolo intero).


Perché vi ho parlato di questa distinzione? Be’, perché per voi sarà importante quando dovrete consigliare un vostro autore, e sarà uno degli elementi da considerare nella scelta delle Case Editrici. A questo proposito, vi consiglio di fare una piccola “ricerca di mercato”. Andate nei siti delle CE, dei concorsi e delle riviste letterarie, scoprite qual è il numero di caratteri/parole richiesto, se è richiesto, e provate a fare una media. Studiate il mercato, i libri più letti, i gusti dei lettori. Anche queste sono informazioni importanti per l’editor freelance. Ma ne riparleremo meglio, magari alla lezione bonus.


Nel frattempo, il consiglio è quello di leggere il più possibile racconti e romanzi, cercando di fare una distinzione. Attente, però, potrebbero trarvi in inganno. Ad esempio, la raccolta Le nonne (QUI) di Doris Lessing contiene, in realtà, tre romanzi brevissimi, mentre sono racconti quelli narrati da Edith Wharton in Fantasmi (QUI). Sono romanzi anche quelli in tre righe (letteralmente!, QUI) di Félix Fénéon, mentre sono racconti quelli di Bianca Pitzorno in Sortilegi (QUI).


Il mercato, sempre, crea contenitori adatti a gestire un certo tipo di misura calcolabile, appunto, basandosi più sulla quantità che sul tipo. È un errore? Non saprei, ma potremo discuterne.


Dunque, buona lettura!

E buona serata,

G.

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