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#35 – I princìpi dell'editor


Rieccomi con la doppietta. Stasera parliamo di come scegliere un’editor. Sì, lo so che ci stiamo formando proprio in questo senso, ma i “princìpi” che vi riporto qui sotto sono, a mio parere, le discrimini fondamentali nella scelta di una professionista, e dunque ciò che, sempre secondo me, è basilare mettere da subito in chiaro.



In 3+1 punti, ecco come la penso.


1. Capire prima di cambiare. Ovvero leggere, rileggere, chiedere e confrontarsi. Le domande, spero di avervelo trasmesso, sono la base del lavoro sui testi. Senza il confronto, lavorare a un editing è inutile, se non dannoso. La prima lettura dovrebbe essere neutra, il meno possibile suggestionata dalle spiegazioni e giustificazioni autoriali (per questo consiglio di rimandare la call approfondita a dopo la prima lettura integrale); la seconda lettura, a seconda del testo, dovrebbe invece incentrarsi sul post confronto, dunque frugare nei significati che l’autrice, dopo la chiamata, ci ha spiegato e/o che abbiamo colto e discusso con lei. La terza lettura è l’editing vero e proprio, che può suddividersi in tante sotto-letture (almeno due), e lavorare attivamente sul testo (è ciò che stiamo facendo noi, a primo giro). L’ultima lettura, invece, è la cosiddetta “rilettura finale”, ovvero il controllo delle imperfezioni, prima della revisione e della cdb.


p.s. ovviamente, leggere è l’imperativo fondamentale, credo di non dovervelo dire.


2. Onestà nel lavoro. Onestà per quanto riguardo il testo e la sua possibilità di essere editato (no, non tutti i romanzi possono affrontare un editing), e onestà per quanto riguarda la propria formazione e competenza. Non leggete romance? Non editate romance. Non leggete horror? Non editate horror. E così via. Ogni genere ha bisogno di tantissimo studio per essere lavorato, quindi o siete editor e lettrici onnivore (come sono io, tranne che per alcuni specifici sottogeneri, come l’high-tech) oppure vi specializzate. Ovviamente, poi, la parola “genere” sta diventando sempre più riduttiva; la narrativa bianca, ad esempio, non può in alcun modo essere incasellata in un genere, come non dovrebbero esserlo la maggior parte dei romanzi – ma questa è un’altra storia.

Dunque, onestà nei prezzi, nella tipologia fiscale di collaborazione e nelle tempistiche reali. E onestà nella possibilità reale e credibile del romanzo. In più, fondamentale: onestà nella capacità di poter gestire un determinato stile, nel non appiattire o snaturare la prosa.


3. Sensibilità, prima di tutto. Okay, questo potrebbe essere un punto squisitamente personale, ma sono dell’idea che condividerlo non possa fare male. I libri sono, per chi li scrive, come parti di sé date in pasto a sconosciuti. Siate sempre delicate, sensibili, senza rinunciare all’onestà. Testate il terreno, senza tirarvi indietro, e cercate di capire quanto e come dire, quanto e come svelare, all’autrice, del proprio testo, ciò che lei non vuole vedere.


+1 le persone professionali, professioniste o meno (che c’è differenza), non denigrano o demonizzano le colleghe. Le persone professionali, con le quali avere il piacere di lavorare, fanno valere la propria opinione senza schiacciare quella di altre. Per questo tengo molto alla libertà, fondamentale, del metodo diverso, in rispetto, ovviamente, delle basi tecniche.


Ed ecco tutto, per oggi.


Vi ricordo che questo sabato dalle 10:00 alle 12:00 si terrà la lezione bonus “Freelance in editoria”, e che se avete domande è il momento giusto per farle: non siate timide!


A domani,

buona serata,

G.



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