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#15 – Gusto vs Stile

Buonasera, laboratorianti!


Grazie mille per la bellissima collaborazione dell'ultima lezione, e gli scambi spero proficui. Oggi affrontiamo un argomento che, in realtà, stiamo vivendo dall'inizio del LAB.



L’articolo è di approfondimento su un tema che troppo spesso, per chi lavora nel settore, rimane in sordina: la differenza (o eterna battaglia) tra gusto e stile.


Prima, diamo una definizione.


Gusto. Il gusto letterario comprende tutti gli elementi che coinvolgono il contesto narrativo come lo stile, il genere, la persona narrante, i temi, le caratterizzazioni e le ambientazioni. Per esempio, il mio gusto apprezza particolarmente le storie generalmente dark, possibilmente introspettive con atmosfere o temi fantasy, ma anche da narrativa bianca, psicologica o narrativa horror introspettiva (vedi Jackson, James e Co.) E, sempre il mio gusto, non è affascinato a priori dai gialli classici o spy story con atmosfere moderne.


Stile. A differenza del modo in cui lo abbiamo definito finora e come in realtà viene definito sempre, qui per stile intendiamo l’oggettiva bontà del testo, a prescindere dal nostro gusto, e che comprende nella stessa misura tutti gli elementi del contesto narrativo citati prima. Potremmo chiamarlo anche oggettivo di narrazione oppure oggettivo di testo, a seconda delle correnti di pensiero.


Ora, chiariamo anche quali sono questi elementi, in ordine dal micro al macro.


Fraseggio. Come l'autrice utilizza le parole e che uso fa della sintassi (stile nella definizione comune).

Registro. A quale registro di riferimento l’autore si rifà.

Espedienti narrativi. L’utilizzo di analessi, prolessi, chiusura a cerchio, simbolismi, parallelismi, struttura narrativa in generale et varie.

Genere. Quale genere narrativo sfrutta e, di conseguenza, quali temi approfondisce, secondo quali regole di genere (o non genere).

Atmosfera. Che tipo di atmosfera dettata da ambientazioni e “sensi” c’è nel romanzo, inclusa l’ambientazione e l’elemento culturale, sociale, politico.

Caratterizzazione e punto di vista. Chi è e come parla il/i personaggio o la/le personagge.

Trama (fabula e intreccio di vari livelli inclusi). Come si svolgono gli eventi e quanto ne sappiamo del passato.

Temi e premesse. Che cosa vuole dimostrare il romanzo, e se lo vuole fare.


Ecco, tutti questi elementi rientrano nel gusto personale ma possono essere di buono o di cattivo stile, ovvero possono essere oggettivamente buoni o oggettivamente malvagi oppure, ancora, con un potenziale oggettivo/evidente/palese/incontrovertibile. Ricordate anche che questa “lista” può e deve essere suddivisa in un’infinità di sotto-punti.


Prendiamo il nostro romanzo. Analizzerò tre dei suoi elementi: fraseggio, genere e temi e premesse.


Fraseggio. Qui abbiamo un elemento oggettivamente buono dove però troviamo delle lacune e delle debolezze da sistemare, e più nello specifico da chiarire (in riferimento anche all'espediente narrativo: descrizioni). Potrebbe non rientrare nel vostro gusto, assolutamente sì, ma la bontà oggettiva le va riconosciuta. Il fraseggio è scorrevole, con punte d'inquietudine e evocative molto buone. Le immagini rispecchiano quasi sempre il tell del romanzo, ma con l'intento di mostrare una profondità più recondita dell'analisi di superficie, e analizzano l’interiorità dei personaggi in maniera abbastanza aderente alla realtà.


Caratterizzazione. Questo punto è oggettivamente potenziale. Abbiamo una base molto solida di caratterizzazione (sia di Cesare sia di Olivia sia di Giorgia), e l'indirizzo della sfera emotiva del protagonista è sulla buona strada; c'è del potenziale, ma non è sufficiente. Eppure, c'è un'oggettività indiscutibile: bisogna approfondirla per renderla buona.


Temi e premesse. Qui, invece, abbiamo un elemento oggettivamente malvagio perché non c’è un supporto abbastanza forte alle tematiche di indifferenza sociale, alla malattia, ad alcune motivazioni delle scelte/azioni dei personaggi e in generale al contesto, considerando il finale in rivelazione (il Cesare-adulto). Tutti temi che, infatti, devono essere rielaborati e/o approfonditi in maniera invasiva, perché solo così può diventare un elemento in potenziale.


Saper distinguere, dentro di noi, come professioniste, questi due concetti è fondamentale per evitare di dare suggerimenti di gusto quando non richiesti – o, peggio, confondendoli con suggerimenti di stile – e per riconoscere l’oggettiva potenzialità o meno di un romanzo. Ripeto: è fondamentale, sia per chi lavora come freelance per autori privati sia (forse soprattutto) quando si collabora con le CE nel caso della stesura delle valutazioni.


Ma come si fa? Studiando, leggendo, leggendo in maniera critica. A questo proposito, vi lascio due titoli molto interessanti (che riprendono anche l'argomento fabula/intreccio pur non essendo il loro focus):


Cesare Segre, Avviamento all'analisi del testo letterario (QUI)

Andrea Bernardelli, Remo Ceserani, Il testo narrativo (QUI)


Attenzione, però! Sono entrambi testi universitari avanzati che hanno la necessità di una base più semplice, più diretta, per essere sfruttati al meglio. Iniziate quindi con i testi di Dino Audino, ad esempio, con La caffettiera di carta, o con i testi di Ed. Bibliografica che ho consigliato un po' ovunque su IG (trovate anche una guida che li raccoglie tutti).


Ecco tutto, per oggi.

Spero di esservi stata utile!


Per qualsiasi cosa sapete dove trovarmi,

A presto e buon weekend!

G.


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