#27 - Immaginazione e immedesimazione
- Gloria Macaluso

- 13 nov 2025
- Tempo di lettura: 3 min
Nessun libro che parla di un libro dice di più del libro in questione, scrive Italo Calvino in Perché leggere i classici, e non potrebbe avere più ragione.

Care laboratorianti, come anticipavo ieri a lezione, in chiusura di settimana parliamo dell’immaginazione, della fantasia e della conoscenza che ci sono fondamentali per suggerire al meglio i nostri autori e le nostre autrici.
Durante le varie correzioni degli esercizi, alla domanda “cosa ti ha rubato più tempo?” la risposta che è andata per la maggiore è stata “la difficoltà di suggerire elementi, modifiche o aggiunte, nelle parti di testo riguardanti il romanzo nel suo complesso”. Alla maggioranza di voi ho quindi suggerito l’unica e fondamentale soluzione: rileggi il romanzo. E fallo anche più di una volta: nessun libro, articolo, ragionamento, analisi parla più di un libro del libro in questione.
E qui ci ricolleghiamo alla necessità di fare un’analisi critica (di cui ho già parlato precedentemente), imprescindibile non solo per capire il romanzo ma anche per vestire i panni della persona che il romanzo lo ha scritto. Dunque, i problemi principali nel “blocco di suggerimenti” riguardano:
– poca, scarsa o insufficiente conoscenza del romanzo (in trama, personaggi, atmosfera, stile e dinamiche interne),
– poca o scarsa o insufficiente immedesimazione nella tipologia (genere) e nei pilastri narrativi (trama, personaggi, atmosfera, stile/registro/fraseggio),
– poca, scarsa o non allenata immaginazione.
Insomma, è necessario allenare non solo l’immaginazione e la fantasia (di cui ci parla benissimo Giulio Mozzi nel non corso di scrittura creativa che trovate disponibile gratuitamente sul suo bollettino vibrisse), ma l’immaginazione e la fantasia adatte al romanzo che stiamo lavorando. È chiaro che se stessimo editando un romanzo che parla di suicidio e abusi su minori in maniera plateale (come è La mamma, la precedente storia di Celeste Abbott oggetto del LAB), dovremmo muoverci su note differenti: non potremmo suggerire aumenti di tensione horror o scene descrittive del folklore montano. La Baita ha una difficoltà intrinseca nell’editing poiché compie un arco narrativo brusco (e deludente) saltando dal pittoresco villaggetto montano e annesse scene familiari, al mostro delle nevi. Nonostante questo, ci sono anche temi di una certa profondità come il lutto, la morte violenza e le relazioni. Quando lavoriamo un romanzo dobbiamo essere capaci di suggerire il riempimento di vuoti (veri e propri buchi narrativi) sempre in comunanza con il romanzo che abbiamo di fronte (oggetto dell’esercizio che vi ho lasciato per la prossima settimana).
Per farlo, ripeto, bisogna conoscere il libro al suo meglio, e bisogna confrontarsi con l’autrice.
Ora, veniamo a qualche suggerimento pratico, in lista, che credo di aver capito vi siano utili:
· Dopo aver individuato i buchi di trama (del romanzo intero o della singola scena/capitolo) prova a immaginare quale potrebbe essere il “riempitivo”: una scena in più, l’apparizione di un personaggio, la caratterizzazione. Fallo nell’ottica a. di inventare di sana pianta e poi b. di adattare l’invenzione al testo che hai di fronte.
· Analizza la crescita e l’evoluzione dei personaggi e dopo esserti assicurata che sia coerente prova a proporre nuove scene o elementi da modificare che siano allineati con la loro caratterizzazione, la trama e lo stile dell’autrice.
· Dopo aver analizzato l’atmosfera con particolare attenzione al registro/fraseggio e all’ambientazione, prova a inventare nuove scene o modifiche che possano essere interessanti nella storia a livello di trama e caratterizzazione dei personaggi.
Ed ecco tutto anche per oggi!
Vi ringrazio come sempre per la lezione di ieri, che spero sia stata interessante!
Un abbraccio e buon weekend!
G.
p.s. provate a fare questo “lavoro di immaginazione” anche con i vostri libri preferiti.



Commenti