#25 Consigli dei big

Buonasera a tutte!


Come state? Spero abbiate trascorso bene il weekend, perché questa settimana sarà impegnativa: lezione giovedì e bonus sabato. Per ora, però, concentriamoci sul tema di oggi.



Oggi, l’articolo è un pot-pourri di consigli dai grandi dell’editoria italiana e della narrativa nostra ed estera. L’ordine con cui ve li riporto non è assolutamente gerarchico. Vi invito davvero (davvero!) a leggerli con l’occhio da editor: il consiglio dato a chi scrive diventa un consiglio dato a chi edita quasi sempre. In questi che vi riporto, sempre e basta.


Giovanni Pontiggia, intervistato da Laura Lepri

L’avverbio raramente è funzionale. Quando lo è, diventa indispensabile. Altrimenti distrae, svuota, intensifica solo in apparenza. Di un bambino si dice che è assolutamente intelligente, mentre basterebbe dire che è un bambino intelligente. Un libro divertente è straordinariamente esilarante. Già esilarante sarebbe eccessivo, poi l’uso dell’avverbio rende incredibile il tutto. Sarebbe già molto che quel libro facesse ridere.


Miranda Pisone in L’eroe tematico per Dino Audino

Non è necessario che l’evento scatenante* sia un accadimento di grande entità, come lo scoppio di una guerra o un incidente d’auto, ma è necessario che produca un effetto traumatico e deflagrante sul sistema di sopravvivenza del personaggio, per trascinarlo poi, nonostante tutte le resistenze, in quel mondo sconosciuto e straordinario evocato da Vogler, dove vivrà la sua avventura.


*[Nota di Gloria: l’evento scatenante a cui fa riferimento rimanda agli studi di Campbell rielaborati da Vogler in Il viaggio dell’eroe sempre per Dino Audino.]


Antonio Franchini intervistato per La Repubblica:

Io non sono tra quelli che ritengono che l’editing non può cambiare il destino di un libro. Lo può migliorare o, in taluni casi, perfino peggiorare. Ma non può dargli quello che il libro non ha.


Grazia Cherchi in Editing, chi era costui? in Scompartimento per Lettori e Taciturni Feltrinelli, 1997 [controllate le nuove edizioni]

L’editing è un lavoro che richiede una forte dose di masochismo. Bisogna infatti tuffarsi nell’altrui personalità (anche stilistica) abdicando alla propria; in secondo luogo è un lavoro che resta rigorosamente anonimo.


Donna Levin in Scrivere un romanzo per Dino Audino

Come scrittori, se volete davvero che il lettore creda nel safari africano che sta leggendo, è meglio che descriviate la lunga lingua viola delle giraffe. Dovete essere a conoscenza che le giraffe hanno la lingua viola, o immaginare che ce l’abbiano,


Marco Tropea Intervistato da Laura Lepri

Lei si preoccupa di formare nuove leve editoriali?

Purtroppo, i tempi di questo lavoro stanno diventando sempre più serrati rispetto a quando ho cominciato io. Non credo che nelle case editrici ci sia più molta gente disposta a “prendersi a balia” le nuove generazioni. E questo è un peccato, perché il nostro mestiere non lo si impara in una scuola, o facendo un master. Certe sensibilità e capacità le si apprendono solo guardando come lavorano gli altri.



Dunque, spero che questo calderone vi abbia lasciato qualcosa.


Come sempre, se avete domande o volete approfondire qualche argomento, sono qui.

Buona settimana!

G.