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#18 - Narratori e narratario

Buonasera, laboratorianti!

Innanzitutto, grazie come sempre della lezione di ieri. Come ci siamo dette durante le scorse lezioni, ecco l’approfondimento sui narratori possibili, incluse le diverse focalizzazioni, e sulla “figura” del narratario.

 

Vi ricordo che l’esercizio numero ha solita scadenza lunedì alle 15:00. Inoltre, vi ricordo che il 29 sarà con noi ospite Barbara Dellai per raccontarci la sua esprienza di lavoro pre e post laboratorio.

 

 

Innanzitutto partiamo dal capire cosa significa narratore e “punto di vista”: come e cosa guardi dipende da dove e chi sei. Quando leggiamo una storia, qualcuno ce la sta raccontando; certo, sappiamo che dietro la voce del narratore di quella determinata storia c’è l’autore/autrice, ma capita raramente che queste due figure coincidano (prevalentemente nelle auto-fiction, parlando sempre di finzione, di romanzi). Per questo la distinzione tra autore e storia e tra autore e personaggio è così importante. Il narratore è il filtro attraverso il quale noi vediamo, percepiamo, interpretiamo e assistiamo alla narrazione. Può essere principalmente di due tipologie: omodiegetico, ovvero interno al testo (un personaggio dello stesso), oppure eterodiegetico (esterno al testo, non un personaggio dello stesso).

 

Inoltre, è bene fare una distinzione tra narratore e punto di vista, per l’appunto: il narratore può raccontare una storia da diversissimi punti di vista, che di solito riguardano il tempo della narrazione, ovvero il momento temporale in cui ci si trova mentre si sta raccontando la storia. Per esempio in “La Baita” noi sappiamo che Enea (narratore) si trova più avanti rispetto al tempo del racconto (ovvero la storia che vediamo) perché è a conoscenza di ciò che accade dopo la narrazione che ci si presenta davanti (quindi per lo meno la conoscenza del mostro, prima della sua morte OBV.)

 

Ancora differente è la definizione di focalizzazione, ovvero in quale parte dello spazio, rispetto al personaggio, si trova la telecamera narrativa, la persona narrante. In “La Baita” abbiamo una focalizzazione interna (definita anche stretta), in prima persona, poiché la telecamera narrativa si trova dentro la testa del narratore. In romanzi come Anna Karenina, al contrario, avremo una focalizzazione variabile, poiché la telecamera narrativa si sposta “sulla spalla” (non utilizziamo la prima persona) di vari personaggi attraverso, però, un narratore onnisciente (ovvero che ha contezza di ciò che accade in tutto il romanzo, fino alla fine, e prima di noi) con punti di vista multipli sia a livello temporale sia a livello di percezione (ovvero del chi sei). Anche in Pomodori verdi fritti il narratore e narratario sono vari, ne ho parlato su Youtube e su Inkgrove.

 

Dunque, per ricapitolare, quando parliamo di “narratore”, in realtà dobbiamo mescolare almeno questi tre elementi: narratore, punto di vista e focalizzazione.

 

A questi tre elementi fondamentali se ne aggiunge un quarto, ovvero il narratario. Parliamo di narratario riferendoci al destinatario implicito o esplicito del racconto, il personaggio o “l’entità” al quale il narratore si rivolge durante la narrazione stessa. Il narratario può essere un personaggio stesso della narrazione oppure può essere un’entità astratta (che qualcuno definisce lettore modello), e che è anche il caso più diffuso, come leggiamo in “La Baita”. Un caso particolare è quello di Cime Tempestose (c’è un approfondimento qui) poiché il narratore è omodiegetico (interno alla storia) e anche il narratario lo è: la vicenda è raccontata da Nelly a Mr Lockwood (narratore che racconta al narratario), eppure noi la leggiamo attraverso la rielaborazione di Mr Lockwood stesso, ed ecco che il narratore resta omodiegetico (Mr Lockwood=personaggio), ma il narratario diventa implicito (noi, come lettori modello).

 

Dunque, so che è un discorso un po’ complesso, spero di essermi spiegata al meglio ma se avete dubbi sono qui!

 

Ora, cerchiamo di fare una lista dei principali narratori.

 

·      Narratore eterodiegetico onnisciente, ovvero il classico narratore sette-ottocentesco, ormai quasi in disuso (ma non per questo obsoleto!), che sa e vede più dei personaggi e più del lettore; non solo, esso giudica, attraverso la sua lente di ingrandimento, i comportamenti e le azioni dei personaggi. La telecamera narrativa è nella sua testa a cui però noi non possiamo dare un volto. È un po’ come una voce fuoricampo che racconta la vicenda, indirizzandoci in una o nell’altra direzione a seconda del suo punto di vista. Lo leggiamo, per esempio, anche in Bontempelli.

·      Narratore omodiegetico onnisciente, ovvero il narratore che sa e vede anch’esso più di tutti (personaggi e lettori), ma che fa anche egli parte della narrazione come personaggio. Si tratta ovviamente di un narratore un po’ contraddittorio, proprio perché essendo un personaggio il suo ruolo onnisciente potrebbe essere criticato, per questo solitamente viene usato, anche, come narratore inaffidabile o, comunque, parziale. In questo caso è proprio di Cime Tempestose.

·      Narratore omodiegetico focalizzato in prima persona, che racconta una vicenda vissuta al presente o al passato e che può avere, quindi, una conoscenza palesemente maggiore del lettore e di altri personaggi (se la vicenda è raccontata al passato, come accade in La baita, in Moby Dick, nel Grande Gatsby), oppure essere allo stesso livello del lettore e dei personaggi, se la vicenda è vissuta al presente. Se è vissuta al passato, attenzione, non è detto che ne debba comunque sapere “di più”.

·      Narratore eterodiegetico focalizzato in terza persona, anch’esso molto comune, vede la telecamera narrativa posizionata sulla spalla di uno o più personaggi (nel caso di narrazioni multiple) e segue le vicende della narrazione dal punto di vista dei vari personaggi, giocando allo stesso modo sui tempi verbali (in presente o in passato) e sulla conoscenza, maggiore o uguale, di ciò che accade durante la narrazione. Una conoscenza uguale la troviamo, per esempio, in La nostra parte di notte (tranne che nei capitoli 2 e 4); oppure in Il piccolo amico ma anche Harry Potter; una conoscenza maggiore la troviamo, ad esempio, in Madame Bovary)

 

Ci sarebbero tanti altri tipi possibili di narratori, o di focalizzazioni (come la seconda persona, i narratori corali ecc.). Vi consiglio a questo proposito qualche testo che ne tratta:

Il testo narrativo, A. Bernardelli, R Ceserani QUI (livello intermedio)

Il grado zero della scrittura, Barthes QUI (livello avanzato)

Del narrare, Daniele del Giudice QUI (livello intermedio)


Se vi annoiate, su Youtube ho parlato di 10 libri da leggere in questa spooky season: https://youtu.be/Yx4F1U5Cc8s?si=P35Rm_KztDpiNzxy


Ed ecco tutto anche per questa settimana,

Ci risentiamo lunedì,

G.

 

p.s. quando leggete un libro, chiedetevi sempre: chi parla, da dove e attraverso cosa!

 
 
 

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