#17 Romanzo vs racconto

Bentrovate, laboratorianti!

Come state? Trascorso bene il weekend?

Spero di sì.



Oggi parliamo della differenza (mai accademica) fra romanzo e racconto.


Parliamo quindi sia di numeri e sia di contenuti e della differenza tra racconti e romanzi.

Partiamo da un presupposto, come in tutto: i numeri sono unicamente indicativi e non definisco nulla, ma possono essere un metro di giudizio delle CE (che accettano testi solo di tot cartelle o di meno di tot cartelle), delle riviste e dei concorsi.


Mini racconto: sotto le 2000 parole

Racconto breve: dalle 2000 alle 5000 parole

Racconto: dalle 5000 alle 20.000 parola

Racconto lungo: dalle 20.000 alle 40.000 parole


Romanzo breve: fino a 50.000 parole

Romanzo: dalle 50.000 alle 80.000 parole

Romanzo lungo: oltre le 80.000 parole


Se vogliamo considerare solo queste informazioni, L’altra sarebbe appena un racconto (siamo sulle 20.000 parole). Ma non lo è. Avete letto le Metamorfosi di Kafka? Se no, recuperate. La storia parla di Gregor che una mattina si sveglia e diventa uno scarafaggio. Tutto qui. Il fulcro sul quale gira la trama è questo: uno e uno solo, con varie e piccole diramazioni. Si tratta di un racconto, anche se tutti lo spacciano per romanzo. E non perché è breve, ma per l’unico fulcro della storia.


Prendiamo Lo Hobbit, circa 90.000 parole, un romanzo sia di numero che di trama. Poi c’è La fattoria degli animali (26.000 parole), un romanzo – c’è più di un fulcro oltre che una forte critica politica e sociale. Proust con Alla ricerca del tempo perduto sfiora il milione e 200 mila parole, ed è un romanzo non per la lunghezza, ma per i temi trattati (diciamolo romanzo, dai… un’apocalisse).


Dunque, la distinzione sta nel contenuto più che nella grandezza del contenitore. Ma, attenzione, l’editoria in Italia è ancora fossilizzata su questi aspetti, a volte per corrette questioni di marketing, altre volte meno.


Per esempio, l’editore La Corte accetta solo manoscritti oltre le 240 cartelle (dunque circa 60.000 parole) ed è plausibile perché i romanzi che tratta – principalmente fantasy – sono più apprezzabili in lunghezza per i lettori. Altri editori o concorsi, invece, scendono sotto il limite del racconto breve.

Insomma, tutto dipende (parola che dovrete usare spesso!)


Perché vi ho parlato di questa distinzione? Be’, perché per voi sarà importante quando dovrete consigliare un vostro autore, e sarà uno degli elementi da considerare nella scelta delle Case Editrici. Ma ne riparleremo meglio alla lezione bonus.


Vi ricordo la scadenza per gli esercizi: domani alle 18:30

Buona serata!

G.


P.S. immaginatemi (dove sono ora) in una call che dura da due ore con un autore fantasy al quale piace particolarmente raccontare la genesi del suo romanzo, compresa la sua cosmogonia. Send Help.


P.P.S difficile l'esercizio? Vedrete, vi servirà!