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#17 – Beh, dipende.

Buonasera, laboratorianti!


Ecco l'approfondimento di oggi, che vi avevo anticipato in un articolo a precedente. Nel frattempo... che ne pensate delle modifiche della nostra C.A.? Belle? Incoerenti? Brutte? Equilibrate? Ne parleremo domani.



Dunque, la parola dipende l'abbiamo usato molto spesso in queste prime lezioni. E penso sia una delle mie parole preferite. Non perché ci faccia "lavare le mani" dalle questioni che non conosciamo, ma perché, al contrario, implica e richiede un approfondimento su elementi che quasi mai possiamo conoscere di primo acchito.


Nell'articolo di oggi analizzo i tre momenti più comuni nei quali è necessario dire: dipende.


Qual è il preventivo?

La prima domanda, in assoluto, alla quale rispondere dipende. Una di quelle più frequenti e che vi sentirete chiedere più spesso. Il nostro lavoro non produce un prodotto, ma offre un servizio e questo servizio, per sua natura, varia e si modifica a seconda (dipendentemente) di fattori oggettivi e soggettivi che mutano non solo da persona a persona (professionista e cliente), ma anche da oggetto a oggetto (testo/lavoro richiesto). Sento spesso polemiche in merito alla mancanza di prezzi chiari e definiti (o definitivi) dell'editing. Me ne stupisco! Non è possibile in alcun modo dare dei prezzi unici, poiché il lavoro dipende sempre da troppi fattori. Per questo, molto spesso i prezzi sono assenti nei siti delle professioniste oppure ci sono solo delle indicazioni di partenza (nel mio caso, ad esempio, il costo del servizio parte da). Dunque, i fattori del dipende, grossomodo, sono:

  1. la tipologia di testo e la sua necessità di intervento

  2. la lunghezza del testo in oggetto

  3. la disponibilità al lavoro del cliente

  4. la disponibilità al lavoro della professionista (noi)

  5. i tempi richiesti o imposti (soprattutto nel caso delle CE)

  6. il risultato della prova gratuita

  7. eventuali servizi aggiuntivi (assistenza all'invio, scheda di lettura eccetera).

  8. l'esperienza della professionista

  9. il rapporto assente o presente di fidelizzazione con il cliente

Tutti questi punti meritano un approfondimento che sarà oggetto di un articolo separato sui preventivi; per ora, però, vi basti sapere che tutti i lavori, prima di essere presi, hanno la necessità di passare per questi step di valutazione, a partire dalla prova gratuita.


p.s. se avete domande/dubbi specifici sui preventivi mandatemi una mail, l'articolo è in programma presto.


Quale struttura narrativo utilizzo?

Dipende! Un'altra domanda frequente riguarda proprio la struttura oppure l'elemento narrativo. "Come dico questa cosa? Come faccio capire questa caratterizzazione? Come sottolineo questo simbolismo? Quale struttura narrativa utilizzo?" Anche in questo caso la risposta è collegata a una serie di fattori di analisi che riguardano, qui, primariamente tre elementi:


il testo in sé,

il volere di chi lo ha scritto,

il pubblico di riferimento plausibile e potenziale.


Per quanto riguarda il testo in sé, per rispondere a queste domande bisogna innanzitutto valutare il genere o il non-genere e quindi conoscere i vari tropi, strutture e viaggi dei protagonisti propri per ogni genere narrativo. L'esempio emblematico lo si porta avanti quasi sempre in relazione al fantasy, dove i tropi e le strutture narrative sono regolati più o meno ovunque dalla costruzione di due elementi fondamentali: il worldbuilding e il sistema magico. Da questo deriva la necessità imprescindibile, per noi, di conoscere i generi letterari in maniera approfondita, prima di metterci le mani.


In merito al volere di chi scrive, è spesso un elemento che lo stesso autore o la stessa autrice non tengono in considerazione, e che è invece fondamentale. Alla domanda, ad esempio: "come faccio a mostrare questo simbolismo?" la risposta di noi editor dovrebbe essere qualcosa del tipo "tu cosa vuoi mostrare attraverso questo simbolismo?". Dunque la risposta alla domanda è sì una domanda, ma una meravigliosa domanda generativa che faccia ragionare chi scrive non solo sul come ma sul perché, legato al proprio volere, al messaggio che vuole trasmettere o non trasmettere, a ciò che spera il potenziale lettore possa immaginare. I libri sono messaggi in bottiglia: non sapremo a chi arrivano, né cosa capirà chi li riceverà, per questo l'intento di chi scrive deve essere sempre chiaro oppure essere consapevole della sua non-chiarezza.


In ultimo, in merito al target o pubblico di riferimento plausibile e potenziale, l'elemento da considerare include i due citati precedenti, e la risposta alla domanda, ad esempio: "che struttura narrativa utilizzo?" sarà sempre un dipende (anche, non solo) dal tuo pubblico di riferimento. Valutiamo l'età, ma anche gli interessi, la forma mentis, le passioni, le repulsioni eccetera. Una vera indagine di marcato/a buyer personas.


Quale percorso scelgo?

Infine, la domanda delle domande: Case Editrici, Agenzie o autopubblicazione? Molto spesso, la mia risposta riformula la domanda. Se mi chiedono "quale strada scelgo?" io dico "quale strada sei pronta ad affrontare?" Da un lato l'attesa straziante, i continui invii alle CE e alle agenzie, la modifica del romanzo, l'infinito struggimento, poi il contratto, le direttive della CE; dall'altra, le spese folli dei professionisti per pubblicare in self, le grafiche, le critiche social e i pregiudizi, la promozione, le fiere, il senso di colpa o la sindrome dell'impostore. Sì, è vero che alcuni libri hanno molto mercato (se non più mercato) sulle principali piattaforme di autopubblicazione (Amazon su tutte), ma questo non vuol dire che ci sia una strada giusta per il libro. La strada giusta dipende, appunto, da chi il libro lo ha scritto, da cosa vuole e può affrontare.


Dunque, spero che i miei dipende abbiano chiarito almeno alcuni dei vostri.

Come sempre, se avete dubbi/considerazione sapete dove trovarmi.

Noi ci vediamo domani per la quinta lezione (di già!)

Buona serata,

G.




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