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#10 - Collaborazioni. Vol 1

Aggiornamento: 13 ott 2025

Nessuna passione sulla terra, né odio né amore, è uguale alla passione di alterare i progetti di qualcun altro.

H.G. Wells

 

Buonasera a tutte, laboratorianti!

 

E spero sia trascorso bene questo lunedì. Volevo farsi un appunto sulle letture ad alta voce che ogni tanto vi chiederò: non sono un mio esercizio sadico ma, al contrario, un esercizio per voi e per allenare l’intonazione e la comprensione del testo a un livello più pratico e riferibile all’editing – rispetto a quello di studio classico o scolastico o di sola lettura di piacere. Se potete, fatelo anche in autonomia con i vostri libri preferiti, vi accorgerete di moltissime cose che alla lettura “mentale” sfuggono e che sono utili nel nostro lavoro.


 

Come sappiamo, la nostra Elisabetta è abbastanza esaustiva nei suoi commenti e vedremo come lo sarà nell’intervento sul testo (questo mercoledì le invierò per la prima volta il lavoro di editing). L collaborazioni con chi scrive, però, non sono sempre così lineari. Lo ripeto come pretesto per parlare di ciò che capita molto spesso, durante le collaborazioni, che sono proprio l’argomento di oggi.

 

La frase dissacrante di Wells racchiude bene il rapporto/conflitto fra editor e autore. Un rapporto di amore e odio, di collaborazione e prevaricazione – soprattutto quando si è agli inizi – in cui ognuno cerca di tirare la coperta dal suo lato di branda. Ne avevo parlato qualche anno fa in un articolo sul blog e vorrei riportare qui quello che, al tempo, avevo scritto in merito alle poche e fondamentali regole per intrattenere una collaborazione professionale.

 

Sarò concisa:

·       L’editor non è un editore. Questo è bene che i vostri autori/autrici lo sappiano e che sia anche scritto nel contratto di collaborazione. Voi offrite una prestazione professionale, un servizio, non la pubblicazione del libro, né assicurate il suo successo, la diffusione, la vendita o quant’altro.

·       L’editor lavora in piena autonomia tecnica e organizzativa. Mi è capitato di editare testi a mezzanotte o alle sei del mattino. La nostra autonomia è anche in questi elementi temporali, a patto che il lavoro sia svolto “a perfetta regola d’arte”. Dunque, stabilite delle tempistiche di collaborazione sensate (ne riparleremo).

·       Non potete editare tutti i libri, semplicemente perché non tutti i libri sono pronti (o lo saranno mai) per essere editati, e perché non su tutte le tipologie di storie potrete dare il medesimo e massimo contributo. Bisogna saperli riconoscere. Per questo alcuni editor possono scegliere di specializzarsi in determinati generi e anche se si è editor “onnivori” capiterà di trovarvi davanti a testi che non rientrano nelle vostre competenze e possibilità o capacità (magari per il momento, magari per sempre) e dovrete avere l’onestà intellettuale e imprenditoriale di rifiutare il lavoro.

·       Il confronto è essenziale (non lo ripeterò mai abbastanza). Non esiste editing senza un confronto: telefonate, videochiamate, incontri, lettere, piccioni viaggiatori. Quello che vi pare.

·       Il lavoro non è beneficienza. Vi farete pagare, sempre. E i prezzi si stabiliscono sulla vostra capacità, esperienza, competenza e sul lavoro da svolgere.

 

Su questi punti mi arrivano spesso delle domande.

 

Come fisso le tempistiche? E come faccio il confronto? E come mi muovo per i prezzi e preventivi?

Proverò a darvi delle indicazioni il più pratiche possibili e ne riparleremo alla seconda lezione bonus che si aprirà con l’introduzione al fantasmagorico mondo dei freelancer.

 

Dunque, questo è il gioco: facciamo che io ero... con autori/autrici “privati”

 

L’organizzazione

Vi è arrivata una mail (o un piccione viaggiatore) con la quale vi si chiede un preventivo. Prima di tutto, bisogna capire che tipo di lavoro è necessario (se è necessario) svolgere sul testo. E per capirlo, bisogna sapere di che testo si tratta.

 

Per un preventivo, dunque, dovrete avere sottomano almeno tre elementi:

1. La sinossi, per capire il genere e la struttura.

2. 10/15 o 20 cartelle (potrete diminuirle a 5 con più esperienza).

3. Il numero totale di spazi inclusi e un’indicazione, se c’è, di tempistiche da parte dell’autore.

 

A questo punto è sempre bene proporre una prova gratuita che ha due scopi fondamentali: da una parte aiuta l’autore a capire se voi fate al caso suo, e dell’altra aiuta voi a definire il lavoro, il costo e i tempi (e a capire se il testo fa al caso vostro). La prova ha anche lo scopo di prendere più informazioni possibili dall’autore e dalla sua disponibilità al lavoro. Dopo la prova, stilate il preventivo (ritornerò sull’argomento nei prossimi articoli) con i dati forniti (quindi dai caratteri estraete le cartelle totali + gli oneri di legge). E qui veniamo ai prezzi.

 

Prezzi e tempistiche

Bene. Avete finito la prova, magari avete richiesto e letto altre cartelle e vi siete fatte un’idea del tipo di lavoro e del tipo di persona che avete di fronte.

Mettiamo il caso sia necessario un editing medio per il quale, mediamente, due cartelle occupano 10/15 minuti di tempo – per chi è agli inizi. Nell’editing medio, convenzionalmente, per capirci, bisogna ristrutturare parte della trama oppure intervenire abbastanza pesantemente sul fraseggio, ed è necessario un confronto fitto, anche una volta ogni dieci giorni. Dunque, non possiamo scendere sotto i 3,50 € a cartella (che è già pochissimo, quindi almeno 3,50 € a cartella, per chi sta iniziando – come voi, magari – a lavorare sui testi) per, mettiamo, 70 cartelle (circa 140.000 caratteri) in almeno 40 giorni. Almeno 40 giorni. Ripetiamolo. Non esiste editing svolto in tre dì tranne nel caso di una consegna all’editore – mi è capitato anche di dover editare in due giorni, ma questa è un’altra (brutta) storia.

Come definire i 40 giorni? Be’, dipende dal vostro tempo e dalla vostra esperienza. Verificate quanto ci mettete con la prova e traete da lì le tempistiche generali. Cronometratevi, se necessario; anzi, cronometratevi e basta, vi sarà sempre utile.

A questo punto siamo tutti felici perché l’autore ha accettato il preventivo. Leggiamo il libro per intero.

 

La lettura e il confronto

Della lettura integrale ho già parlato – ma ci ritorneremo – veniamo dunque al confronto. Avete fissato il giorno (venerdì alle 18:00, non so perché ma è l’orario preferito di molti quando io vorrei solo sprofondare nel divano). Arrivate impreparate? Certo che no! Avrete già fatto almeno queste due cose:

 

1. Lavorato sul testo con un codice colore (o con qualsiasi altro metodo che vi permetta di avere sottomano i punti salienti del romanzo) o con simboli o con macchie di caffè – a volte, anche lacrime. L’importante è che voi lo abbiate letto in maniera critica. In questo modo potrete fare riferimenti pratici (pagina, capitolo ecc.) Dalla lettura integrale, si avrà una prima bozza del documento di controllo di cui abbiamo già parlato. Dunque, per precisarlo: questo lavoro resta a voi e serve a voi.

2. Stilato una piccola “scheda” di valutazione con i punti più importanti di cui discutere che, di solito, riguardano: trama, stile e personaggi. Spesso, questa piccola valutazione è già presente nel documento di controllo o può esservi allegata: nulla di strano, solo la vostra valutazione preliminare sul testo.

 

Niente panico, quindi. Durante il confronto non dovrete parlare voi più di quanto lo farà l’autore o l’autrice. Dovrete, invece, porre tante domande – oltre che spiegare le problematiche e giustificare i vostri dubbi – per capire fino a che punto chi ha scritto è consapevole degli errori, quanto tempo ha a disposizione per lavorare al testo, in che modo lo farà ecc. Ricordatevi di spiegare – soprattutto se sono autori al primo editing – come lavorerete al libro. Dunque, con quale criterio utilizzerete i commenti, se farete aggiornamenti via mail o con documenti separati e via dicendo.

 

Spero di avervi dato qualche spunto utile, ma approfondiremo l’argomento nella seconda lezione bonus.

 

In questi giorni, mi avete posto delle domande molto interessanti che vi riporto qui con le mie relative risposte. Se anche voi avete dubbi vi ricordo che potete scrivermi.

 

Domanda:

 

Riguardo all’articolo sul documento di controllo:

1.   Ti capita di utilizzarlo spesso anche come strumento per i lavori che svolgi con le CE o lo usi “solo” per i progetti privati con autor* visto che le tempistiche sono diverse?

2.   Si modifica in qualche modo se lo usi anche con le CE? 

3.   Mentre leggevo l’articolo continuavo ad avere in mente una duologia che hai editato per una casa editrice e che adoro tanto (“Le notti di Cliffmouth”) e mi è venuta una curiosità: e per storie come quelle che faresti un documento di controllo più ampio di quello che ci hai illustrato?

4.   Come consiglieresti di conteggiarlo nel monte ore complessivo per un editor che ha da poco iniziato a redigerlo? È una buona idea cronometrarsi anche qui?

 

Più in generale invece volevo chiederti:

1.   Se un editor a inizio carriera ha già in mente di “specializzarsi” per un determinato genere di storie (nel mio caso il fantasy), consiglieresti di partire subito ad accettare solo storie di quel tipo o di farsi le ossa su tutti i progetti che si ritengono adatti per affrontare un editing indipendentemente dal genere?

2.   Ha senso a livello logico e di mercato “specializzarsi”? Mi capita di vedere online editor che si occupano solo di romanzi rosa o di romanzi storici e mi domandavo se hai qualche info sui retroscena che portano a questa scelta.

 

Risposta:

 

Dunque, vado con ordine. Per rispondere alle tue domande 1 e 2: il documento di controllo è un file privato che serve a noi come professioniste per tenere traccia del lavoro, e si basa sul testo più che sul committente (autore privato o CE o agenzia ecc) quindi in linea generale lo utilizzo sempre per qualsiasi lavoro, in misura ridotta o ampliata a seconda del testo. Con le CE capita che vengano richiesti (o che sia io a fornirli) dei documenti di aggiornamento sul lavoro svolto, che sono proprio quello che promettono di essere, ovvero degli aggiornamenti sull’editing e sulle modifiche maggiori, ma non hanno niente a che fare con i documenti di controllo che servono invece come traccia per il lavoro stesso e per il confronto. Per quanto riguarda il monte ore, essendo un documento necessario e privato non è conteggiato nel lavoro o, per lo meno, non come un “monte ore”. Il prezzo si calcola sempre a cartella, anche se alcuni aggiungono delle ore (magari per il confronto o simile). Ma si tratta di una tenuta traccia privata che vi aiuta a lavorare, quindi non si conteggia come un lavoro in più ma come parte del lavoro. 

 

In merito a Cliffmouth: esatto. Nel periodo in cui ho collaborato con Lumien, in questo caso per l’autore e la sua dilogia, ho elaborato un documento di controllo approfondito (ricordo fossero più di venti pagine!) proprio perché il testo, con l’indagine complessa che segue, lo richiedeva (e lo richiedeva per me, per lavorare meglio). Un documento che serviva principalmente a me per editare e tenere traccia dei cambiamenti o delle spiegazioni dell’autore, e per guidarmi nel confronto con lui.

 

Per quanto riguarda l’editor specializzato, all’inizio io consiglio di non fossilizzarsi troppo sul genere, semplicemente perché il mercato “generale” è più ampio e potresti perdere delle opportunità di crescita (ché ogni storia è una storia, al di là della casella in cui la si vuole infilare). Ovviamente, però, studierei maggiormente quel genere, leggerei quel genere ecc. Come per ogni tipologia. A livello logico, certo che sì: ha senso specializzarsi in un solo genere, se è ciò che vuoi fare. In editoria le nicchie sono molte e molto grandi, e il fantasy, tra l’altro, è una delle maggiori (e fra le più complesse). Guardando al mercato, il campo è maggiore per quanto riguarda gli autori privati rispetto alle CE, ma ovviamente c’è. Non ci sono retroscena, suppongo, in questa scelta, è solo una scelta, appunto, dettata dallo studio e dalle preferenze. 

 

Ed ecco tutto, per oggi,

A presto!

G.

 

p.s. se volete condividere la vostra esperienza del LAB sui social, con storie, estratti delle lezioni o degli articoli e quant’altro mi sarà di grande aiuto per promuovere la prossima edizione; quindi, fin da ora: grazie a chi lo farà!

 
 
 

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